
Il Salento Bizantino – Fiducia e Protezione
“Le pale eoliche spezzano il vento costante rendendolo ritmico e la luce del sole viene interrotta dalle loro ombre amplificando il favore del vento quand’è di scirocco oppure rendendo ancor più faticosa la pedalata contro vento quand’è tramontana…”
– Dal punto di vista di Komoot

Prefazione
Se i monaci basiliani tendevano a nascondere i luoghi di culto e i tesori in essi contenuti è perché temevano fossero distrutti per mano dei movimenti iconoclasti oppure perché le razzie saracene portavano solo disastri. In contrapposizione all’esigenza di proteggersi, questi luoghi di fede dovevano rappresentare fiducia e apertura verso il prossimo, il che voleva dire rendersi visibili e raggiungibili da tutti. Bel dilemma…
Oggi questi luoghi vengono spesso tenuti sotto chiave anche se posti all’interno di chiese, addirittura in un caso, la visita poteva avvenire solo se guidata e su prenotazione salvo poi “dimenticarsi” di fornire informazioni circa i punti di contatto da utilizzare per organizzarla, nascondendo di fatto i tesori bizantini più e meglio dei monaci basiliani stessi. Altre volte le amministrazioni (e non mi riferisco solo a quelle comunali) hanno deciso di rendere fruibili questi luoghi dimostrando un forte senso di fiducia verso il visitatore… Cosa porta ad una così netta differenza di gestione del patrimonio ereditato dai bizantini? Bel dilemma… Un luogo però merita, per i sopra citati motivi, di essere attenzionato, la Chiesa rupestre Madonna del Pisello. E’ una piccola chiesetta che non mostra tracce bizantine evidenti se non per la dedica alla Madonna Odigitria affrescata sull’altare e visibile appena varcata la soglia di ingresso. Posso però affermare che mai mi era capitato di avvertire un così forte senso di apertura verso il prossimo. Quella porta di ingresso completamente spalancata a cui manca addirittura la serratura, pone interrogativi di non poco conto riguardo la fiducia verso il prossimo. Bel dilemma…
(per gli approfondimenti dei cenni storici, fare riferimento tra le altre, alle fonti disponibili ampiamente in rete)
Fiducia e Protezione
In sintesi
Da Lecce si punta verso nord. Pochi chilometri oltre la chiesa rupestre S.M. d’Aurio una proprietà privata ha deciso di interrompere il tratto di strada ma è facilmente aggirabile (nel Salento purtroppo capita). Da lì si imbocca e si pedala sulla bellissima via francigena fino raggiungere l’Abbazia Santa Maria di Cerrate. Svoltato verso ovest si pedala su strade sterrate adatte a biciclette ad impronta gravel fino a pochi chilometri da Squinzano.

Verso sud discendendo la caratteristica Valle della Cupa si pedala su stradine secondarie a bassissimo traffico automobilistico e tratti di ciclabili fino ad attraversare i centri di Carmiano, Magliano, Arnesano e Monteroni. San Pancrazio, Lequile e infine San Cesario, indicheranno il vicino ritorno a Lecce.
Tutte visibili dal percorso pedalato
le tracce bizantine sono direttamente avvicinabili in bicicletta ma l’Abbazia S.M. di Cerrate è di pertinenza del FAI ed è fruibile soltanto nei giorni previsti (solitamente i giorni festivi), è comunque visibile dall’esterno. Bisognerà informarsi sulla possibilità di visita (vale per tutti i siti bizantini tranne che per la Chiesa rupestre Madonna del Pisello sempre aperta). Sono presenti dei punti di ristoro come masserie adibite ad agriturismo o ristoranti durante tutto l’arco del percorso.
Questo l’elenco dei punti di rilievo in ordine di passaggio partendo da Lecce:
- Chiesa rupestre S.M. d’Aurio, Surbo
- Abbazia S.M. di Cerrate
- Chiesa rupestre Madonna del Pisello, Lequile
- Cappella San Giovanni Evangelista, San Cesario
Adatto a tutte le tipologie di biciclette dotate di pneumatici che possono percorrere strade sterrate e bianche anche se per pochi chilometri a ridosso dell’Abbazia di Santa Maria di Cerrate. Unico tratto in cui bisognerà fare più attenzione è la strada provinciale 100 a pochissimi chilometri da Squinzano. Porre comunque attenzione agli attraversamenti di arterie stradali principali con traffico automobilistico prevalente. Da percorrere anche aree urbane con le loro “naturali” insidie alla la mobilità dolce.
Fiducia e Protezione
Esperienza e sensazioni
Lecce e S.M. d’Aurio
Lecce tende a svegliarsi relativamente tardi al mattino, almeno dal punto di vista turistico. Infatti, a mio avviso, gironzolare per il centro storico all’alba crea un legame esclusivo tra la città, la bicicletta e la persona che spinge sui pedali e orienta il manubrio.

Lecce è fatta a misura d’uomo e uscire dai suoi confini è un attimo, la direzione ci porta verso la prima meta bizantina a nord, pochi chilometri e la Chiesa rupestre di Santa Maria d’Aurio è raggiunta.


Il suo dirimpettaio, la Torre dei Cavallari è lì, solitaria a sorvegliarla ed a proteggerla come se fossero un tutt’uno, d’altronde hanno vissuto assieme tutte le peripezie dal XVI secolo ad oggi benchè la chiesa del XII secolo sia più “anziana”.

Il ritmo del ronzio
La più prestigiosa delle mete bizantine prefissate ci continua a far volgere lo sguardo verso nord, l’ingannevole pianura invoglia senza indugio a raggiungere Santa Maria di Cerrate che, con un vento di scirocco è lì a pochi minuti ma, dovesse capitare una tramontana…
Si pedala di fatto seguendo la via francigena tra campi coltivati e accenni di macchia mediterranea. Se avessimo soltanto occhi ci immagineremmo il classico silenzio rotto dallo sferzare del vento ma un ronzio ritmato ci accompagna per i primi chilometri.


Le pale eoliche spezzano il vento costante rendendolo ritmico e la luce del sole viene interrotta dalle loro ombre amplificando il senso del favore del vento quand’è di scirocco oppure rendendo ancor più faticosa la pedalata contro vento quand’è tramontana.

Abbazia Santa Maria di Cerrate
Neanche dieci chilometri e ci si svincola dal vento piegando il manubrio in direzione ovest. Una lussureggiante vegetazione ci abbraccerà per circa un chilometro fino alle porte dell’Abbazia di Santa Maria di Cerrate





resa nuovamente splendente dal restauro finanziato dal FAI, condotto da sapienti maestranze ed amministratori che hanno preso a cuore questo luogo restituendone l’essenza bizantina. Il contesto paesaggistico incornicia il quadro d’insieme dando al percorso un valore aggiunto.
I cocci di risulta
Da queste parti si pedala su strade sterrate bianche oppure stradine di campagna su terra battuta rossa accompagnati da antichi muretti a secco.



L’incantesimo finisce appena appare una piccola cappella votiva dell’era moderna costruita sfruttando cocci e materiale di risulta edile a poco meno di cinque chilometri dall’Abbazia.

La valle della Cupa
Siamo alle porte di Squinzano, lasciamo alle spalle l’area limitrofe al Parco naturale regionale del Rauccio e, superata Squinzano, ci riversiamo nella valle della Cupa. Il passaggio purtroppo va pedalato su strada provinciale scavalcando l’unico cavalcavia che, nella zona, attraversa la superstrada Brindisi – Lecce e che ha letteralmente spezzato le vecchie e più affascinanti vie di comunicazione tra Squinzano e S.M di Cerrate (magari, con un pizzico di attenzione, gli urbanisti avrebbero potuto evitarlo).

Siamo ormai sulla via del ritorno ma la storica area residenziale dei leccesi nobili si fa attraversare gradevolmente e il rientro a Lecce non è ancora così imminente. Le porte aperte della chiesa rupestre Madonna del Pisello potrebbe regalarci ancora emozioni prima di entrare in un contesto decisamente più urbanizzato alle porte della città barocca.




La Cappella di San Giovanni Evangelista sarà l’ultima traccia bizantina del percorso. Il tramonto non è poi così lontano in inverno e Lecce, di sera, è sveglia più che mai…
