
Pietre del Salento – Il sopravvento
“…Verrebbe voglia di riallargare il varco in futuro ma sta prendendo il sopravvento la natura, i profumi e la pietra, unica testimonianza di quanto l’uomo avesse piegato il circondario ai suoi interessi. Intanto mi accontento di registrare il passaggio, poi il tempo dirà chi avrà avuto ragione sull’altro….”
– Dal punto di vista di Komoot
Prefazione
Le teorie relative all’uso dei Menhir e alla loro funzione sono ancora oggi oggetto di dibattito. Sulla base degli elementi rilevati intorno ai Menhir del Salento gli studiosi hanno cercato di delineare una serie di ipotesi a riguardo.
La più affascinante, è certamente quella che vedrebbe i Menhir come una specie di strumento astronomico capace di studiare il movimento del sole e i cicli stagionali. La loro collocazione, spesso lungo l’asse Nord-Sud, rappresenterebbe infatti per alcuni un indizio importante che confermerebbe questo utilizzo.
Secondo un’altra ipotesi, i nostri Menhir, non sono altro che semplici segnalatori situati lungo le principali vie di comunicazione, costruite durante l’Impero Romano. Questa teoria, in realtà, andrebbe però a spostare di molto la loro datazione, lasciando adito a molti dubbi.
Inoltre, alcune ricerche compiute sui terreni occupati dai megaliti, hanno addirittura dimostrato una certa correlazione con le linee energetiche che attraversano la superficie terrestre.
Qualunque sia stato il loro vero utilizzo, per noi resterà solo un mistero, forse in futuro le nuove tecnologie riusciranno a svelare l’arcano, per il momento ci accontentiamo di subire tutto il fascino millenario che li circonda.
(per gli approfondimenti dei cenni storici, fare riferimento tra le altre, alle fonti disponibili ampiamente in rete)
Il sopravvento
In sintesi
Partendo da Sannicola si affronta subito un dislivello di trecento metri in forte pendenza su sentiero sterrato e in pietra, sarà praticamente l’unico dislivello impegnativo da affrontare oltre ad una brevissima rampa in ingresso a Neviano. Il percorso si snoda principalmente su stradine secondarie asfaltate che si alternano a strade bianche ed un breve sentiero facile e ben tracciato ai margini della bellissima serra tra Collepasso e Neviano.

L’ingresso alla ex cava Lustrelle, oggi bonificata e recuperata ad area didattica “Parco dei Fossili”, è accessibile solo attraverso le cancellate presenti in vari punti se aperte. Il resto del sito è recintato. I comuni attraversati sono in ordine Tuglie, Aradeo, Neviano e Chiesanuova mentre si lambiscono le cittadine di Cutrofiano e Galatone. Bellissimo ma complicato da attraversare il tratto subito dopo Neviano che si immerge in un sentiero ormai quasi del tutto sbarrato dalla vegetazione rigogliosa che sta prendendo il sopravvento. I menhir? Tutti visibili tranne il menhir di Monteprino a Tuglie posto in un giardino privato e inaccessibile.

Sono presenti dei punti di ristoro come masserie adibite ad agriturismo o ristoranti/resort sul percorso pedalato.
Questo l’elenco dei punti di rilievo in ordine di passaggio partendo da Sannicola:
- Menhir di Monteprino, Tuglie
- Il parco dei fossili, Cutrofiano
- Menhir Pilamuzza, Cutrofiano
- Menhir Coppola, Galatone

Adatto a biciclette attrezzate per percorrere tratti pietrosi, ghiaiosi, in terra rossa e sterrati. Sullo strappetto in uscita da Sannicola, se ritenuto necessario, scendere dalla bici e superare a piedi i trecento metri di distanza in dislivello su sentiero in pietra e ghiaia. Altrettanto si dovrà fare lungo il sentiero/carraia a pochi chilometri da Neviano dove sono da affrontare strettoie di vegetazione quasi impenetrabili. I dislivelli sono assenti, al massimo bisognerà affrontare lievi e brevissime pendenze. Porre attenzione agli attraversamenti di arterie stradali principali con traffico automobilistico prevalente, soprattutto sulla S.P. che collega Aradeo a Cutrofiano percorsa allo scopo di poter accedere al parco dei fossili.
Il sopravvento
Esperienza e sensazioni
La rampa all’improvviso
Sannicola, piccola cittadina adagiata come tante ai piedi della serra salentina, scelta come punto di partenza e arrivo è il bandolo del percorso snodato a cavallo di questa altura che, partendo dal lato ionico, segue la costa e piega leggermente verso est fino a dividere longitudinalmente in due il Salento e dunque raggiunge il Capo di Leuca.
Si potrebbe immaginare di dover affrontare dislivelli importanti ma, a scanso di equivoci, non accadrà se non per un paio di rampe che appaiono e scompaiono all’improvviso come quella affrontata appena partiti.
La speranza di avere il tempo di scaldare le gambe viene disillusa quando la svolta verso un vico stretto dopo poche centinaia di metri ci fa alzare lo sguardo verso l’alto. Appare un sentiero in pietra che via via si va restringendo fino ad inerpicarsi con una pendenza dalle percentuali in doppia cifra immersa in una macchia mediterranea sorprendentemente rigogliosa. Ma come? non eravamo in pieno centro cittadino fino a qualche metro addietro?



Inevitabilmente, scendere dalla bicicletta e godere della bellezza del tratto senza doversi concentrare sulla tecnica di guida che costringe ad abbassare lo sguardo a qualche metro avanti, sembra essere la soluzione idonea per arrampicarsi. Già dopo trecento metri la pendenza svanisce così com’è apparsa, …

… rimane ancora la bellezza del sentiero che riacquista spazio in larghezza, immerso nella vegetazione trasformatasi in bosco per qualche centinaio di metri prima di entrare nell’abitato di Tuglie. Lo sguardo orientato verso ovest regala qualche squarcio panoramico con vista su Alezio, Gallipoli ed il mar Ionio.

La bonifica dalle pietre
L’inizio lascia ben sperare per il proseguio e questo sentimento non viene disatteso appena fuori dalla periferia di Montegrappa. La serra resta protagonista, da queste parti l’uomo si è integrato in modo armonioso con la natura lasciandole spazio e, senza diventare eccessivamente invadente, sfrutta il territorio a suo favore.
Oltre agli appezzamenti coltivati fanno capolino le pietre frutto della bonifica esercitata nel tempo e necessaria per ricavare terra da coltivare. Nascono così i muretti a secco che delimitano le minuscole proprietà, i furnieddhi utilizzati per il ricovero di qualsiasi cosa possa essere utile per lavorare la terra o il suo ricavato e, perchè no, per abitarci.



Gli ulivi impegnati nella lotta estenuante alla xylella mentre, pedalata dopo pedalata si raggiunge l’abbazia di San Nicola di Macugno posta sul fianco opposto alla serra risalita a Sannicola, sembrano addirittura farlo con la massima discrezione possibile per non disturbare.

Novembre nel Salento
E’ sempre emozionante seguire il fianco est della serra, mai banale, mai noioso, mai scontato il sentiero ai margini del bosco. Scoprire cosa dovesse essere il Salento prima che iniziasse la deforestazione sistematica è possibile farlo solo in alcuni luoghi e San Nicola di Macugno, tra Collepasso e Neviano, è uno di questi.



Nel frattempo il cielo si fa plumbeo ma regge l’umidità concentrata nelle nubi basse, il profumo di terra dei campi arati e bagnati dalla pioggia nei giorni precedenti, i colori autunnali ed il verde dell’erba enfatizzati dal cielo grigio, i canneti in pieno vigore vegetativo, fanno da sfondo sensoriale alle stradine attraversato praticamente in solitudine.


I pochi coltivatori presenti nei campi sono come sovrastati dai suoni naturali percepiti, le poiane padrone del cielo impongono con il loro grido querulo la supremazia sui territori loro sottostanti.

La cava
Con quest’atmosfera si giunge al parco dei fossili accuratamente recintato e giustamente protetto. L’unico accesso possibile è un varco aperto da una cancellata al cui fianco è affisso un monito che suggerisce di esser cauti durante la visita nella cava Lustrelle, cava dismessa e riqualificata (unica nel Salento) a scopo didattico dai proprietari nel feudo di Cutrofiano e che contiene informazioni di valore inestimabile sul nostro passato, custodito guardacaso, tra e dentro le pietre del Salento.


La bicicletta ed io, da soli, al centro di questo spazio-tempo e la sensazione di essere piccoli e vulnerabili nei confronti della storia narrata quì. Meglio non cercare fossili per non disturbare o peggio rovinare il lavoro della ricerca e di chi questo luogo lo ha rigenerato con fatica e passione.




Brusco il risveglio appena usciti dalla cava, la strada provinciale tra Aradeo e Cutrofiano è un rettilineo su cui le persone che guidano le autovetture tendono a voler imporre la loro supremazia tanto quanto le poiane sulle loro prede ma, per fortuna, il tratto e breve e la salvezza viene dalla “solita” tranquilla viabilità secondaria salentina.

Il sopravvento
La direzione lentamente viene invertita e, a breve distanza tra loro, vengono attraversate in sequenza la vivace Aradeo e Neviano porta di accesso immaginario oltre che ritorno alla serra salentina. Se i menhir visitati segnano dei punti fermi del Salento diventando pietre miliari a tutti gli effetti, le pietre nell’area compresa tra Neviano, Tuglie e Sannicola assumono il significato di mobilità e rifugio.


Meraviglioso il percorso tra muri a secco antichi e furnieddhi posti tra la vegetazione, sembra di essere tornati ai tempi in cui i mezzi di trasporto disponibili non erano forniti di motore a scoppio. Quello che sembra essere un tratturo antico è una via di collegamento tra Neviano e Sannicola non lontana da Tuglie e che oggi è andata totalmente nell’oblio vista la vegetazione che ha preso il sopravvento.

Rovi, ginepri, mirto, lentisco, timo, salvia ed altre specie vegetali facenti parte del mondo della macchia mediterranea impediscono quasi totalmente il passaggio opponendo resistenza a chi volesse percorrerla, resistenza che a fatica e tanta forza di volontà si riesce a vincere.


Verrebbe voglia di riallargare il varco in futuro ma sta prendendo il sopravvento la natura, i profumi intensi e la pietra, unica testimonianza di quanto l’uomo avesse piegato il circondario ai suoi interessi. Intanto mi accontento di registrare il passaggio, poi il tempo dirà chi avrà avuto ragione sull’altro.




La ricerca del menhir Coppola è l’ultimo sforzo che dovrò compiere prima del rientro, gli ultimi tratti sterrati si alternano a quelli asfaltati mentre le pietre del Salento restano sullo sfondo degli sguardi fino a Chiesanuova porta di ingresso a Sannicola.


