
Il Parco dei Paduli – La vecchia dei massi
“…Riceverà in dono, chi tenterà il passaggio, orgoglio epico e cicatrici esperienziali. Percorrerlo significa soccombere inevitabilmente agli artigli vegetali che possono lasciare il segno. Sarà l’unico ostacolo da superare con forza di volontà se lo si vorrà…”
– Dal punto di vista di Komoot
Prefazione
Una chioccia d’oro e sette pulcini tutti d’oro anch’essi, sono il premio per chi riesce, senza esitazione, a dar seguito agli indovinelli dalla vecchia. Quella vecchia che lì dimora e appare al cospetto di chi osa, a ridosso dei giorni più lunghi dell’anno, aggirarsi nei pressi dei suoi massi.
Massi su cui ha poggiato i piedi Eracle, ci sono le prove. Laddove si aggira Lu Municeddhu a caccia di umani su cui infierire e l’Orcu Nanni vagante famelico tra i suoi boschi. Opportunità da cogliere e trappole da evitare sul colle delle ninfe e dei fanciulli, nulla è scontato da quelle parti. Chi osa metterci piede arrischia di uscirne ricchissimo oppure pietrificato di sconfitta o malasorte. Volete la prova di ciò che dico? Guardatevi intorno, ogni masso è uno sconfitto, ogni masso è uno sciagurato trasformato, nessuna traccia di vittorie e ricchezze, soltanto gesta eroiche di Eracle. Dunque il tesoro è ancora lì, audaci e temerari, amanti della vita fatevi avanti e sfidate non già la sorte ma ciò che essa vi pone davanti.
(per gli approfondimenti dei cenni storici, fare riferimento tra le altre, alle fonti disponibili ampiamente in rete)
La vecchia dei massi
In sintesi
Da Giuggianello si percorre un’anello che tende verso est e scavalca la piccola omonima serra con brevi dislivelli da superare sfruttando la viabilità secondaria perlopiù asfaltata interrotta solo da brevi passaggi sterrati. I borghi di Specchia Gallone, Minervino di Lecce, i margini di Uggiano La Chiesa ed il centro di Giurdignano si susseguono a breve distanza tra loro. Soltanto un brevissimo tratto di strada provinciale, immediatamente dopo aver visitato il dolmen Scusi, va pedalato con cautela a causa del traffico automobilistico presente.
I dislivelli sono marcati ma brevi mentre i tratti sterrati sono comodi e, a parte un paio di muretti in pietra bassissimi da scavalcare, non è necessario avere abilità di guida particolari. Tuttavia il passaggio a poche centinaia di metri dal Parco megalitico di Giuggianello posto su di un sentiero invaso dai rovi può creare disagi. Può essere aggirato lateralmente seguendo i margini di campi arati posti dall’altro lato dei muretti delimitanti il sentiero oppure svoltando a destra anziché a sinistra al bivio precedente ricongiungendosi con il percorso previsto più avanti.

Sono presenti dei punti di ristoro come masserie adibite ad agriturismo o ristoranti/resort sul percorso pedalato.
Questo l’elenco dei punti di rilievo in ordine di passaggio partendo da Supersano:
- Frantoio ipogeo di Giuggianello
- Chiesetta di Sant’Anna, Specchia Gallone
- Palazzo Basalù, Specchia Gallone
- Dolmen e cromlech Scusi, Minervino di Lecce
- Chiesa Santa Croce, Minervino di Lecce
- Menhir Madonna di Costantinopoli, Giurdignano
- Menhir San Vincenzo, Giurdignano
- Cripta San Salvatore, Giurdignano
- Menhir e cripta San Paolo, Giurdignano
- Cripta senza nome o di San Vito, Giurdignano
- Menhir e ipogeo Vicinanze 2, Giurdignano
- Parco megalitico di Giuggianello
- Dolmen Ore, Giuggianello
- Pajaru Tinenti, Giuggianello
- Massi della Vecchia, Giuggianello
- Cripta bizantina San Giovanni
- Giardino botanico La Cutura, Giuggianello
Adatto per biciclette attrezzate a percorrere brevi tratti sterrati. Laddove necessario, scendere dalla bici e superare a piedi i bassissimi muretti a secco che ostacolano la pedalata nel pieno rispetto del patrimonio storico che essi rappresentano in questo territorio, inoltre, sono di proprietà privata. Portare con sè il kit di riparazione antiforatura è consigliabile se si vuole attraversare il sentiero dei rovi. I dislivelli ci sono ma sono affrontabili e di breve distanza. Porre attenzione agli attraversamenti di arterie stradali principali con traffico automobilistico prevalente, soprattutto sulla S.P. 56 Tra Minervino di Lecce ed Uggiano La Chiesa.
La vecchia dei massi
Esperienza e sensazioni
Giuggianello all’alba
E’ il mattino presto di un giorno di fine estate e Giuggianello è il luogo prescelto per la partenza. Il meraviglioso apparire dell’alba in questo borgo è amplificato dalla luce calda del sole che illumina il campanile della chiesa matrice mentre il resto della piazza ancora attende il sollevar dell’astro per godere dello stesso privilegio.
Tutto è ancora ovattato in termini di suoni e rumori, sul basolato della piazza le ruote stridono ad ogni cambio di direzione imposto.


Meglio allontanarsi in fretta per non dar fastidio a chi ancora si crogiola tra le lenzuola al fresco dell’aria mattutina.

Il sodalizio
La direttrice da seguire è est, direzione Minervino di Lecce lungo una stradina asfaltata che, complice la luce che a quest’ora acceca la vista, nasconde il primo dislivello da affrontare per risalire i pendii della serra di Giuggianello che ci accompagnerà per larga parte del percorso.


E subito i punti di interesse ci suggeriscono una sosta per sbirciare nel passato, Il frantoio ipogeo sull’uscio di Giuggianello fa il paio con i tronchi scolpiti meravigliosamente dagli anni di vita degli alberi d’ulivo facendoci intuire profumi e modi di vivere di un passato neanche troppo lontano.




Il tempo era scandito dal lavoro nei campi, negli uliveti e poco importa se quel batterio maledetto impone una stortura al sodalizio millenario esistito ed esistente tra uomo e natura nel Salento. Le radici son quelle e si possono vedere, annusare e dunque percepire al passaggio tra questi luoghi.


La semplicità dei luoghi
Sono passati pochissimi chilometri ed il borgo di Specchia Gallone e Minervino non fanno altro che amplificare la voglia di cogliere la semplicità dei luoghi e le storie del passato. Palazzi nobiliari come quello appartenuto ai Principi Gallone (ora Palazzo Basalù) e la Chiesetta di Sant’Anna affrescata all’inverosimile…


… sono perle incastonate a ridosso di un percorso naturalmente disegnato per essere percorso in bicicletta,



… pochissimi i mezzi a motore incontrati e dunque con possibilità di distrarsi serenamente o quasi durante la pedalata.

Il giardino megalitico d’Italia
A breve distanza da Minervino di Lecce il tuffo nel passato diventa marcato, arcaico e leggendario, storie e racconti tradizionali rendono vivi e donano anima ai megaliti lì ancorati dalla notte dei tempi.

Il giardino megalitico d’Italia ha il suo fascino e monumenti come il dolmen Scusi e l’adiacente cromlech, il dolmen stabile nel parco dei megaliti oppure i massi della vecchia con le sue leggende oltre ad una concentrazione di menhir sparsi lungo tutto il percorso, rendono questo fazzoletto di terra assimilabile ai siti più blasonati come Stonehenge.




Vie che fungono da guida per raggiungere luoghi incantati sono interrotte da brevi tratti sterrati e aggiungono, complice il promontorio della serra, scorci panoramici enfatizzati dall’orizzonte legante di cielo e terra.


Cicatrici esperienziali
Solo un sentiero breve, delineato su entrambi i lati da antichi muretti a secco ormai avvolti quasi completamente da rovi, prova a resisterci e rallentare il nostro passaggio. Riceverà in dono, chi tenterà il passaggio, orgoglio epico e cicatrici esperienziali. Percorrerlo significa soccombere inevitabilmente agli artigli vegetali che possono lasciare il segno.



Sarà l’unico ostacolo da superare con forza di volontà se lo si vorrà, altrimenti può essere un’alternativa decidere di percorrere il tratto parallelamente al sentiero, aldilà dei muretti in pietra, sui margini dei campi arati e superando agevolmente le pietre che delimitano le varie proprietà attraversate.


Il valore aggiunto
Se già questo non fosse sufficiente, menhir, cripte bizantine e luoghi di culto ipogei, le piazzette silenziose dei borghi attraversati su cui si affacciano chiese, orologi municipali e piccoli bar dove rifocillarsi senza dimenticare i giardini botanici della Cutura e i grandi pajaroni salentini,




Grazie a Pino Russo e Sandro Dumas, amici e compagni di pedalata oltre che abitanti di questi luoghi. Con passione hanno raccontato il parco dei paduli rendendolo vivo anche ai miei occhi.

In poco meno di trenta chilometri ecco che il parco dei paduli (e i suoi vicini margini) sorprende ancora una volta, dove la parola semplicità è un valore aggiunto soprattutto in questo angolo di Salento.
