
Pietre del Salento – Le dimensioni non contano
“…e dopo circa un chilometro si svolta a sinistra e si imbocca un tratto di sentiero strettissimo tra vegetazione rigogliosa e tipiche pajare per ulteriori tre chilometri. E poi? Eppoi profumi, vento, colori, sole… Mare? Quello sta altrove…”
– Dal punto di vista di Komoot
Prefazione
A Sud-Est del capoluogo Salentino, esiste un’area poco battuta, ma che conserva ancora un grande interesse verso il culto delle Sacre Pietre. A Calimera, comune appartenente alla Grecìa Salentina, ad esempio, questo interesse è ancora più vivo che mai.
Ciò è dimostrato dalla presenza della misconosciuta Sacra Roccia di San Vito, una pietra forata inglobata all’interno dell’omonima chiesetta rurale. Qui, come da tradizione, ogni lunedì di Pasquetta, gli abitanti di Calimera e dei paesi limitrofi, accorrono numerosi per strisciare attraverso la stretta feritoia. Secondo la credenza popolare, infatti, i benefici tratti dal potere della roccia sarebbero diversi, come la purificazione dai peccati, la guarigione da malattie o la propiziazione della fertilità. Un rituale pagano, che si protrae fin dalla notte dei tempi, strettamente legato ai culti della Grande Madre e che il processo di cristianizzazione ha voluto rivestire di una nuova sacralità.
Ma il culto delle sacre pietre, non è una prerogativa riservata solo a Calimera, infatti, basta proseguire in linea d’aria con la piccola chiesetta in direzione di Melendugno, che subito si possono ammirare due antichi dolmen risalenti all’età del bronzo, rispettivamente Dolmen Placa e Dolmen Gurgulante. Le scanalature presenti sul Dolmen Placa e il piccolo foro al centro della lastra di copertura del Dolmen Gurgulante, fanno subito pensare a un luogo dedito ai sacrifici rituali, piuttosto che a un luogo di sepoltura come spesso è stato ipotizzato.
Lungo la fascia di territorio che si estende da Vernole a San Donato di Lecce invece, vi è una serie di monoliti molto interessanti, alcuni di essi collocati all’interno dei paesini attraversati dal nostro percorso. I Menhir più importanti da segnalare sono i seguenti:
- Il Menhir Mater Domini di Pisignano e il Menhir della Luce di Castrì di Lecce, entrambi accomunati da una serie di misteriose tacche poste sugli spigoli, già presenti su diversi Menhir del Salento;
- Il Menhir di Ussano (San Donato di Lecce), un monolite dalla particolare forma a prisma immerso in una cornice incantevole caratterizzata da una vecchia masseria, da una specchia e da una cripta bizantina seminascosta;
- Il Menhir Curti Vecchi e il Menhir della Lete di Galugnano, quest’ultimo si contraddistingue per una serie di graffiti a carattere esoterico incisi su un lato del monolite.
(per gli approfondimenti dei cenni storici, fare riferimento tra le altre, alle fonti disponibili ampiamente in rete)
Le dimensioni non contano
In sintesi
Da Calimera si parte inizialmente in direzione mare adriatico per dunque virare verso nord seguendo le orme della Via Francigena. Si costeggerà il parco comunale bosco La Mandra e, seguendo sentieri e vie ricche di vegetazione, eccezion fatta per l’area TAP (famoso gasdotto che collega il Salento con L’Albania) per circa sette chilometri interrotti solo da circa seicento metri di strada provinciale, si raggiungerà Vernole.


Vernole, Pisignano e, ruotando il manubrio verso sud, Castrì di Lecce saranno viceversa percorsi per gran parte dei chilometri su strade provinciali, a dire il vero, solitamente poco trafficate. Da Castrì di Lecce, orientandosi nuovamente verso nord per tre chilometri e verso ovest successivamente, si giunge sulla interessante serra (elevazione collinare del basso Salento) il cui fianco sarà seguito fino a Galugnano.

In sequenza si attraverseranno, oltre alla già citata Galugnano, Caprarica di Lecce e Martignano, punto di svolta per il ritorno a Calimera.
Sono presenti dei punti di ristoro come masserie adibite ad agriturismo o ristoranti/resort sul percorso pedalato.
Questo l’elenco dei punti di rilievo in ordine di passaggio partendo da Calimera:
- Stele greca di Calimera
- Pietra forata di San Vito, Calimera
- Pajara piccola (Le dimensioni non contano)
- Dolmen Placa, Melendugno
- Dolmen Gurgulante, Melendugno
- Castello ciclopico rupestre, Melendugno
- Menhir Materdomini, Pisignano
- Menhir della Luce, Castrì di Lecce
- Menhir di Ussano, San Donato di Lecce
- Menhir Curtivecchi, Galugnano
- Menhir della Lete, Galugnano

Adatto a biciclette attrezzate a percorrere lunghi tratti sterrati, inclusi brevissimi tratti pietrosi. Laddove necessario, scendere dalla bici e superare a piedi i pochi metri a ridosso di eventuali ostacoli incontrati. Altrettanto si dovrà preventivare di dover fare lungo sentieri dove sono da affrontare strettoie di vegetazione. I dislivelli sono presenti ma non estremi, al massimo, un centinaio di metri con pendenze al 10%. Porre attenzione agli attraversamenti di arterie stradali principali con traffico automobilistico prevalente, soprattutto lungo la SP29 che porta a Melendugno. Attenzione va posta anche sulle strade provinciali che collegano Vernole a Pisignano e Castrì di Lecce. Da considerare la necessità di dover superare (comunque facilmente) un paio di sbarramenti stradali e che servono a delimitare vie di comunicazione che attraversano poderi privati.
Le dimensioni non contano
Esperienza e sensazioni
Straniera tu non sei quì a Calimera
“Straniera tu non sei quì a Calimera”. Un benvenuto ed un’accoglienza migliore di questa l’avete mai ricevuta? Partire da Calimera e sentirsi a casa rende l’idea del contesto culturale in cui ci si trova a pedalare e genera ottime aspettative per il prosièguo del percorso. Il meteo fa la sua parte e dunque il sorriso è già stampato in faccia.

Si parte da quì, dalla stele greca del IV secolo e, attraversata la cittadina di Calimera, si va in direzione bosco la Mandra esempio di quello che doveva essere il circondario, mondo in cui si muovevano i carbonai attivi tra Calimera e Melendugno.



A partire dalla Chiesetta di San Vito, al cui interno è custodita la Pietra forata simbolo di sacralità e modo di interpretare le pietre nel e del Salento, si entra in quest’aurea spirituale aiutati dal ritmo di pedalata, a dire il vero molto lento, per godersi lo scenario attraversato.

Profumi, colori e sole
Basti sapere poi che le ruote della bicicletta ricalcano le orme dei pellegrini che, seguendo la Via Francigena, si recano a Santa Maria di Leuca finibus terrae. Siamo nei pressi della Masseria San Biagio tra Calimera e Melendugno. Oltre al bosco de’ La Mandra, muretti a secco antichi cingono le strade bianche del Salento mentre il cielo azzurro limpido dei giorni di tramontana funge da sfondo.
Superata questa masseria e dopo circa un chilometro si svolta a sinistra e si imbocca un tratto di sentiero strettissimo tra vegetazione rigogliosa e tipiche pajare per ulteriori tre chilometri.


E poi? Eppoi profumi, vento, colori, sole… Mare? Quello sta altrove. Da queste parti l’asfalto lascia spesso il posto allo sterrato rallentando ulteriormente il passo.

Lo sguardo non riesce a fissarsi in avanti mentre ruotare il capo a destra e a sinistra diventa obbligatorio per cogliere ogni muretto, ogni edicola votiva, giaciglio o piccolo rudere in pietra, ogni pajara…


Non c’è metro uguale all’altro
A proposito, una pajara in particolare viene attenzionata a causa di un particolare non trascurabile, la dimensione. Ci si aspetta di trovarle ormai crollate e segnate dal tempo, perfettamente conservate oppure di dimensioni notevoli. Vederla però costruita con tutti i crismi e con attenzione meticolosa ma di dimensione talmente ridotta da sembrare in scala 1:10 rispetto alla media, è inaspettato. Alta all’incirca quanto un ciclista in sella alla sua bici è immersa nel verde della vegetazione e scovarla sarà divertente.

Le dimensioni non contano quando riesci a stupire diversamente, in questo caso hanno fatto la differenza catturando l’attenzione di chi distrattamente passa al suo fianco.




A parte un paio di barriere facilmente aggirabili messe lì a sbarrare i sentieri si arriva dunque al Dolmen Placa sfruttandoli e ammirandoli grazie alla composizione variegata del territorio attraversato sul solco della francigena.


Non c’è metro uguale all’altro ed il tempo scorre via velocemente.


La strada obbligata
Sarà necessario risvegliarsi improvvisamente, rimettersi in riga e seguire la strada provinciale che porta a Melendugno per meno di un chilometro prima di attraversarla svoltando repentinamente, ma con molta attenzione a sinistra,…


ammirare dunque il Dolmen Gurgulante, un castello ciclopico rupestre tutto in pietra (guardacaso) e la meno affascinante e discussa TAP, prima di arrivare al borgo di Vernole.
Da Vernole a Pisignano e fino a Castrì di Lecce si avrà modo di digerire questa scorpacciata di sensazioni. La strada obbligata ci costringe a pedalare su strade provinciali.

Seppur a basso traffico, sono rettilinee e chi guida i mezzi a motore potrebbe voler andare di fretta. Ne giova però il ritmo di pedalata che finalmente aumenta alla velocità di crociera.


In cinque chilometri, interrotti dal passaggio nel piccolissimo borgo di Pisignano, si giungerà a Castrì di Lecce. Da lì ancora tre chilometri entusiasmanti su sentieri tipici salentini (anche quì un paio di barriere facilmente superabili).



Il Salento è tutto piatto?
Meno peggio del previsto e godibili rispetto agli attraversamenti previsti della Strada Provinciale SP27 e la Strada Statale SS16 che collega Lecce a Maglie, i successivi quattro chilometri dopo una svolta del percorso in direzione sud-est.
La Strada Statale costeggia a tutti gli effetti una serra (altura) salentina che si dovrà risalire e che smentirà coloro che sostengono che il Salento sia tutto piatto. Evidentemente non è comparabile rispetto a zone collinari o addirittura montane ma qualche salitella la dona.


Lo farà salendo e scendendo per questa serra, attraversando Galugnano, Caprarica di Lecce e Martignano, donando scorci e viste dall’alto sul Salento griko che, nonostante i riferimenti stranieri nel nome, straniero non è e anzi lascia trapelare un legame identitario millenario che fortemente ha influenzato la Cultura salentina. “Straniera tu non sei quì a Calimera”

